giovedì 30 ottobre 2008

Il trasporto pubblico a Bogotà


Potrebbe sembrare strano creare un post per parlare solo del trasporto pubblico a Bogotà, ma credo sia una delle differenze più macroscopiche con l'Europa.

Tradizionalmente i bus qui non fanno parte di un'unica azienda municipale, ma di varie società che ricevono comunque una concessione e che applicano tutte lo stesso prezzo: si chiamano busetas perchè più piccole dei normali autobus (a volte sono veri e propri furgoncini).

La cosa inconcepibile per noi europei è che non esistono fermate:cioé il bus si ferma con un cenno della mano in qualsiasi punto della strada e per scendere non si fa altro che prenotare la fermata con il campanello dove si vuole.

Non esistono biglietti: una volta a bordo si dà la somma(1200 pesos, cioé 40 cents di €) direttamente al conducente, che è una specie di piovra: con una mano guida, con l'altra riceve i soldi e dà il resto, con un occhio guida, con l'altro controlla quante persone salgono, conta i soldi.Contemporaneamente può anche parlare al cellulare, litigare con altri autisti o coi tassisti, insomma un tuttofare.

Lo stile di guida degli autisti è poi una storia a parte, le inchiodate per far salire passeggeri o per evitare incidenti sono all'ordine del minuto, il tutto è ovviamente scandito dalla salsa o dal vallenato( eh sì, due mesi di osservazione quotidiana mi hanno condotto alla conclusione che gli autisti di busetas si dividono in salseros e vallenateros!).

Una menzione a parte meritano poi i vari venditori, cantastorie e artisti che salgono sul bus;i primi con premesse ben congegnate cercano di vendere di tutto:caramelle, gomme, patatine, spazzolini da denti, enciclopedie in dvd(sono i migliori, si portano addirittura il lettore dvd portatile per far vedere che i cd non sono fasulli);i secondi invece raccontano tutti più o meno la stessa storia, e cioé che i paramilitari o la guerriglia li hanno costretti ad abbandonare le loro case e approdare a Bogotà senza né casa né lavoro(a volte la storia è vera,in altri casi è sfruttata ad arte da chi deve poi spendere tutta l'elemosina in alcool); i terzi cantano, suonano arpa, violino, chitarra(immaginate quanto sono bravi a farlo mentre gli autisti guidano come descritto sopra!!).


Insomma, mi pare una parte notevole del folklore bogotano e colombiano, un'esperienza da fare per qualsiasi turista!

venerdì 24 ottobre 2008

Rabbia...

Succedono cose in questo Paese, che al solo sentirle ti rovinano un'intera giornata
Ad esempio quando conosci un prete, non uno di quelli che parlano di dio, uno di quelli che concretamente mollano baracca e burattini e si rimboccano le maniche per fare quello che aveva detto un certo gesù; una persona semplice, arrivata in Colombia circa 20 anni fa per fondare un centro assistenziale alla salute per i dimenticati da tutti nelle periferie povere di Bogotà: racconta che nonostante dispongano di strutture e di personale non possono fornire assistenza medica a chi ne avesse bisogno (e lo farebbero quasi gratis) perchè le aziende mediche private che ricevono i finanziamenti dallo Stato, anziché affiliarsi con una struttura simile, assegnano come centri di appartenenza a queste persone le grosse cliniche nel nord di Bogotà impedendo loro, praticamente, di usufruire dei servizi dato che i livelli di povertà sono tali da non potersi permettere neanche un viaggio in autobus dal sud al nord della città.
Risultato: le persone muoiono, loro intascano i soldi che lo Stato gli paga per curarle, strutture come quella dei camilliani (ordine di appartenenza del prete) sono sub-utilizzate.

Succede che intere comunità sono costrette a lasciare i propri villaggi perché grandi multinazionali hanno deciso che lì devono coltivarci le banane e pagano gruppi di paramilitari per fare il lavoro sporco. Succede che queste persone, che magari prima vivevano felici con una maglietta e un paio di pantaloncini coltivando platano, riso e pescando nei fiumi si ritrovano a mendicare nelle grandi città o ad ingrossare le file della delinquenza o di quegli stessi gruppi armati di cui sono stati vittime.

Succede che qui i militari ricevono promozioni, aumenti di stipendio o di ferie se uccidono un certo numero di paramilitari: perchè, allora, non uccidere dei contadini qualsiasi e vestirne i cadaveri da guerriglieri o da paramilitari (tecnicamente si chiama "falso positivo") per portare i risultati agli alti comandi?

Succedono queste e molte altre cose lontane anni luce dalle nostre democratiche mentalità europee, cose per cui qualcuno si arrabbia talmente che decide di lasciare gli agi delle sacrestie o le ambizioni del suv per fare qualcosa di concreto.


"Ahi Virgen del Carmen y de La Mercede, intercedan por nosotros, para que esta guerra cese"

(Canto di una donna del villaggio di Bojayà, in cui 120 persone sono morte in una chiesa durante uno scontro tra paramilitari dell'AUC e guerriglieri delle FARC)

lunedì 20 ottobre 2008

La Candelaria


Penso che parlare de La Candelaria, cioé del centro storico e coloniale di Bogotà, meriti un capitolo a parte, per la bellezza che a mio modesto parere la contraddistingue. Sembra un pò di immergersi in un film ambientato nel Sudamerica coloniale, stradine strette con case basse e dai colori che contrastano tra di loro, piccole bottegucce dove si vende di tutto: aguadepanela (bevanda a base di panela, una canna da zucchero tipica di qui), dolci di arequipe (una crema di latte), tamal (impasto di riso,mais, piselli,farina, pollo,carota e sedano avvolto in una foglia di platano), bocadillos (dolci a base di marmellata di guayaba, un frutto tropicale),obleas (cialde a forma di disco che si farciscono con arequipe, marmellata di ananas o di cocco).
Il cuore del quartiere è la splendida Plaza de Bolìvar (dedicata appunto alla leggendaria figura di Simon Bolìvar, il Libertador che ebbe un ruolo fondamentale nell'indipendenza della Colombia, e non solo, dalla Spagna e che aveva sognato un Sudamerica unito), sui cui si stagliano la Cattedrale (che mi ricorda tanto certe chiese del ragusano), il Palazzo del Congresso, la Corte Suprema (tristemente protagonista nel 1985 della cosiddetta "presa del palazzo di giustizia", in cui 28 guerriglieri del gruppo armato M-19 fecero irruzione nell'edificio e presero in ostaggio tutti gli occupanti provocando uno scontro a fuoco con la polizia che lasciò sul campo più di 100 morti) ricostruita e sulla cui facciata si legge la frase "Colombianos las armas os dieron la independencia, las leyes os daràn la libertad-Colombiani, le armi vi hanno dato l'indipendenza, le leggi vi daranno la libertà".




Nei dintorni della piazza si trova il Palacio de Nariño, la residenza del Presidente della Repubblica, enorme con un giardino stupendo: ovviamente l'intero perimetro è presidiato dalla guardia presidenziale, da militari, da poliziotti in borghese che ti chiedono almeno due volte di aprire la borsa e ne controllano il contenuto, cosa totalmente ordinaria qui in Colombia.

Sono stata in questo quartiere due volte da turista, e mi piace ogni volta di più; la prima volta io e Fabio siamo stati "abbordati" da una guida turistica molto particolare, Carlos Rodriguez (se digitate Carlos Rodriguez Bogotà su youtube trovate vari video in cui spiega la città ai turisti) che ci ha condotto per un'ora per tutto il centro e ci ha spiegato la storia di tutti i palazzi e di tutte le Chiese: all'inizio ti sembra di essere in compagnia di una persona indigente qualsiasi, poi ti rendi contro che è un pozzo di cultura, che sa tutto della storia della sua città e del suo Paese.

E' un peccato comunque, che il centro sia poco valorizzato perchè generalmente ritenuto poco attraente, perchè vecchio (il colombiano medio ama le cose nuovissime, moderne e non è per nulla abituato ad apprezzare le cose antiche o cercare di recuperarle) e poco sicuro di sera (anche se a me non ha dato quest'impressione).





Io e Fabio in Plaza Bolivar

lunedì 6 ottobre 2008

Un compleanno alla colombiana


Con molto molto ritardo metto un post con le foto del compleanno di Silvana, la mia coinquilina che per l'occasione ha organizzato un ASADO, cioé un barbecue con un altro amico che compiva gli anni lo stesso giorno.
Il tutto si è svolto nel giardino della casa di Robin, l'altro festeggiato, con la gentile collaborazione dei suoi genitori, carne e salsiccia buonissima e patate con guacamole (salsa a base di avocado).
La parte migliore della festa è stato però il Conjunto Vallenato, un gruppo cioé chiamato da Silvana che suona e canta in vivo il vallenato, un genere musicale molto in voga in Colombia e basato sopratutto sul suono della fisarmonica. Non esaltante e travolgente come la salsa ma molto piacevole da ballare con gli amici e in coppia.


Sotto le foto della serata: Il conjunto vallenato in azione
Io e Fabio
Io e Silvana


La Famiglia Moncada-Nuñez-Gentile.

I festeggiati: Silvana e Robin.




I festeggiati che cantano col conjunto vallenato

venerdì 3 ottobre 2008

Carpe diem mode...

Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire in punto di morte che non ero vissuto.
(Henry David Thoreau)